clicca sul logo

mercoledì 21 settembre 2016

ROBERTO FASCIANI DIRETTORE DI EUROPE CHINESE NEWS

                                a destra, la Presidente di MILAN HUAXIA GROUP, Angela Zhou

Roberto Fasciani è il nuovo Direttore di EUROPE CHINESE NEWS.

“EUROPE CHINESE NEWS” secondo il Sole 24 Ore (21. 3.2012), è “la più importante testata in ideogrammi scritta e stampata in Italia”. Fondata nel 2004, distribuita in Italia e in Europa, la pubblicazione ha anche una versione online in cinese sul sito http://www.ozhrb.eu e in inglese sul sito http://www.ihuarenbao.com/en/ . La Presidente della Società editrice è Angela Zhou, imprenditrice ben conosciuta, anche fondatrice e Presidente di MILAN HUAXIA GROUP, società a capo del gruppo HUAXIA, una delle più importanti imprese cinesi in Italia. Il suo gruppo ha interessi in molti settori fra cui: media on e offline, media center, e-commerce globale, organizzazione di eventi, studi di consulenza, import ed export di beni di lusso e di prodotti alimentari, hotel, enoteche, ristoranti cinesi e occidentali, food & beverage, catering e ospitalità, agenzie di viaggi, società di consulenza per investimenti , promotore di mostre, studi legali, società di assicurazione, centri culturali e altri modelli multi-business. MILAN HUAXIA GROUP è una delle aziende di proprietà di imprenditori cinesi più influenti in Italia e una tra le più importanti società cinesi a livello internazionale.

domenica 10 febbraio 2013

BENETTON E ELECTROLUX: NEL NORD-EST, I NODI VENGONO AL PETTINE

Le centinaia di esuberi dichiarati da aziende come Benetton ed Electrolux sono la conferma che è in atto nel Nord-Est una svolta decisiva, la transizione a un modello che non potrà più essere quello esaltato negli anni '80 e '90. I nodi sono quelli che da tempo si conoscono: eccessiva tassazione in Italia, tra l'altro non modulabile verso il basso a livello regionale, burocrazia soffocante, infrastrutture insufficienti, impossibilità di imporre dazi sulle merci importate per fronteggiare la concorrenza di paesi con un costo del lavoro enormemente inferiore al nostro. Chi ancora ha voglia di fare l'imprenditore e pensa in grande guarda all'Estremo Oriente (dove tuttavia, avvertiamo, cominciano ad arrivare segnali che ci dicono che prima o poi la pacchia finirà: quindi occhio a comportarsi bene perchè come la vicenda Marò insegna, è molto difficile tirar fuori dai guai chi laggiù ci finisce). Chi si muove con un po' più di prudenza (aspettiamoci che la Fornero prima o poi spari dichiarazioni del tipo “gli imprenditori italiani sono tutti mammoni”) guarda alla vicinissima Carinzia dove (ne abbiamo già parlato di recente ) la tassazione addirittura scende ad un appetitoso 25% ma dove soprattutto le autorità locali stanno creando un ambiente idoneo a ospitare e a poter far riprodurre la specie in estinzione dell'imprenditore italico. La situazione è leggermente caotica perchè , anche in prospettiva post elettorale, è difficile che si affermi un governo che possa lasciare un po' di libertà alle regioni di modulare la pressione fiscale, la classe dirigente locale a parole dice di volere questo ma non ha dimostrato di saper portare la classe imprenditoriale di cui avrebbe voluto essere punto di riferimento a condividere e fare propria una cultura che spingesse a una visione più patriottica (anche se regionalistica) tale da scegliere di combattere qui in Italia anziché lasciare affondare la barca. Difetto, questo dell'irresponsabilità e della spregiudicatezza autolesionistica, storico dell'imprenditoria italiana. Della classe politica, locale e nazionale (tra l'una e l'altra cambia solo la cadenza dialettale ma non il modo sostanziale di vedere le cose) non parliamo ulteriormente, per amor di patria perchè ormai è come sparare sulla croce rossa. I maggiori sindacati (che da politici e imprenditori sono additati come primi e diabolici responsabili del disastro) sappiamo tutti come ormai siano incapaci di altro che di dichiarare scioperi inutili. Ma non per malvagità ma semplicemente perchè ancora non ci hanno capito nulla e sono solo buoni, come il padrone che difende la sua “roba” , a mantenere , illudendolo con ogni artifizio, il proprio gregge di iscritti. In questa confusione , durante lo tsunami che sta spazzando via il tessuto produttivo del nostro Paese, anche nella versione evoluta che si era affermata nel nord est, sappiamo solo che ne usciremo facendo la stessa cosa di coloro che tempo fa deridevamo guardandoli dal nostro piedistallo di terracotta: copiando (perchè quando non sa essere originale così deve fare il mediocre) le cose buone (perchè ce ne sono) che si stanno facendo altrove.

giovedì 13 dicembre 2012

SLOT MACHINES: MENO DEMONIZZAZIONI E PIU' RAZIONALITA' NELLE SOLUZIONI

Dal sito

«Chi non toglie le slot, perderà il bar»

Il vicesindaco: «Il termine per rimuoverle scade il 15 dicembre. Poi scatteranno i controlli di vigili, Finanza e Carabinieri»
di Valeria Frangipane

BOLZANO. Via le slot dagli oltre 250 bar della città che le hanno installate entro 300 metri dai luoghi sensibili o il titolare sarà costretto a chiudere. «Mi spiace che in molti non si rendano conto di quel che succederà. Ripeto, ancora una volta, che il 15 dicembre scade il termine per rimuovere le macchinette elettroniche dai locali. Dopo questa data ci muoveremo di conseguenza». Il vicesindaco Klaus Ladinser risponde così a Confesercenti che si fa portavoce di tutto il disagio dei soci: «I pubblici esercenti non possono sciogliere i contratti con le società che gestiscono le slot, va trovata una soluzione che non li danneggi». «Nessuna soluzione - ribatte il vicesindaco - la legge non l’ho fatta io ma la Provincia (è entrata in vigore il primo novembre 2012) ed è più che chiara. Al Comune spetta solo il compito di farla rispettare. Per questo dal 15 in poi partiranno gradualmente i controlli in tutti i bar della città e scatteranno le prime multe. E ricordo che se il barista non sposterà le macchinette entro la data indicata e non lo farà nemmeno in seguito verrà sanzionato più volte fino al ritiro della licenza ed alla chiusura del locale. Mi spiace ma non si scherza». Ma come faranno i 250 baristi, legati a precisi contratti, a sganciarsi dai noleggiatori? «Devono parlarsi, non sta a me trovare una soluzione». Molte società di noleggio invitano i diretti interessati a non togliere proprio niente, lei che dice?
«Che se la vedranno col giudice per tutti i ricorsi del caso, non certo con noi».
E’ possibile tenere le macchinette spente?
«Spente o accese non importa. Vanno rimosse». I pubblici esercenti sono invitati anche a fare molta attenzione alle indicazioni che arrivano da alcuni noleggiatori che si dicono pronti a pagare, per esempio, la prima multa (dai 144 ai 552 euro). Attenzione perchè se il noleggiatore dice di pagare e se pagherà anche tutte le sanzioni successive, toccherà poi al titolare perdere la licenza e chiudere il bar. Insomma la questione è molto delicata. Da parte sua il comandante dei vigili, Sergio Ronchetti, fa sapere che nelle prossime ore è stata fissata una riunione proprio per discutere della questione: «Nel fine settimana abbiamo il problema della viabilità da Mercatino, per cui escludo che sabato possano già partire i controlli, ma da lunedì inizieremo il giro. L’input è quello di far rispettare la legge». Per i pubblici esercenti una doppia batosta: da una parte i problemi con i contratti firmati, dall’altra il mancato incasso che - per chi ha dalle due alle tre macchinette - oscilla tra i 1.000 ed i 1.500 euro al mese.
(12 dicembre 2012)””””””””””

*********************

COMMENTO ALCAMS-AGL :

Solo un aspetto ci piace in questa vicenda: la serietà dell'istituzione nel voler applicare puntualmente la norma per quel che essa dispone e non per l'interpretazione diversa che ognuno ne può dare. Il resto no, non lo gradiamo proprio.
Innanzitutto la filosofia proibizionista e la forzatura sugli stili di vita dei cittadini maggiorenni: assolutamente fallimentare e controproducente. Meglio prevenire,sin dalla scuola e dalla famiglia, che reprimere ciecamente.Più si calcherà la mano e più il gioco si diffonderà anche presso fasce di popolazione prima inimmaginabili (così come è avvenuto per il fumo, i superalcolici, la prostituzione, le droghe leggere e pesanti, il gioco d'azzardo, le devianze sessuali che sfocino in reati, i limiti di velocità, ecc.). Per lo meno, noi la pensiamo così. E poi, insopportabile è il non rispetto dei problemi in cui si gettano queste microimprese. Cosa si vuole, che pure i baristi diventino poveri e non trovino altra alternative al gioco?
Quale la soluzione? Occorrerebbe provare a trovare un compromesso accettabile tra questi comportamenti e i limiti etici e morali, fondato non sulla illusoria negazione ma sulla riduzione del danno e la possibilità di avere alternative di vita a disposizione. Il business e i soldi (come le armi) non sono immorali di per sé, ma lo diventano per l'uso che se ne fa.Ciò non toglie che vi siano situazioni emergenziali, specie famigliari, che richiedano un intervento e un aiuto immediato. Questo va garantito, finanziandolo con il prelievo fiscale su questi fenomeni che va specificamente (e seriamente ) incrementato.Non c'è alternativa. L'esperienza ci dice che con il proibizionismo puoi togliere le slot dai bar ma, come sta avvenendo, ti spuntano su internet e nessuna autorità può farci nulla, come già avvenuto per fenomeni analoghi. Meglio, per sminuirne la portata trasgressiva, invece, estendere l'oggetto del desiderio, renderlo a portata di mano. Diminuirà l'interesse ossessivo e l'essere umano, come è naturale, cercherà altre attrattive, magari meno sconvolgenti o potenzialmente dannose. Purtroppo duole dire che come la burocrazia si nutre di inefficienza, così le istituzioni preposte alla repressione si nutrono di vizio dilagante, che consente loro di diminuire gli spazi di libertà e controllare il cittadino anche nella sua vita privata, a tappeto e indiscriminatamente. Lo strumento fiscale, evidentemente, avrebbe anche la valenza di diminuire i guadagni spropositati e di abbassare la febbre da superintroiti.Lasciamo quindi perdere le demonizzazioni e pensiamo a gestire razionalmente questi fenomeni così come si fa in altri paesi (perche l'Italia deve essere sempre in retroguardia?). Della questione fiscale connessa alle slot si è ripetutamente parlato in queste settimane con riferimento alla necessità di reperire risorse per far fronte alla crisi da debito che attanaglia il nostro Paese. Ad esempio in questo articolo su Avvenire:
Come AGL non posiamo non associarci a coloro che pretendono che i soldi di cui ha bisogno lo Stato (e la povera gente per avere i servizi di cui ha diritto) vengano presi là dove ci sono e, se qualcuno ha goduto di regimi di favore (come le società menzionate nell'articolo) è bene che sia fatta una correzione, anche attraverso l'introduzione di norme più puntuali. Che è cosa diversa dal rendere la vita impossibile a dei semplici proprietari di bar.